L’Occidente, l’inglese e il terrorismo linguistico modernista

La disintegrazione della società passa anche dalla lingua. L’inglese ha ormai colonizzato la cultura italiana sotto forma digeribile del web marketing. Ma chi si nasconde dietro questa strategia 2.0?

di – 31 gennaio 2015

Uncle_Sam_pointing_finger-705x150-1422541210

Veramente bello o veramente ingiusto? VeryBello.it è solo l’ultima delle iniziative online delle istituzioni italiane che promuovendo la nostra cultura si sono tuttavia attirate le critiche di molti internauti. La piattaforma web voluta dal Ministro Franceschini è l’ennesima operazione di marketing, questa atta a pianificare gli eventi culturali paralleli all’Expo 2015. Che l’iniziativa sia partita dal Ministero dei Beni Culturali o dalla Marina Militare italiana – per inciso la nuova campagna reclutamento dal sapore anglofono è l’ennesimo insulto al decoro militare – fa insomma poca differenza. Il punto è un altro: il declino della tradizione occidentale (e italiana) passa soprattutto dagli attacchi linguistici.

La lingua è potere, ce lo dicono i sociolinguisti, e il latino da anni è la vittima prescelta del relativismo, della globalizzazione e persino dell’innovamento interno alla Chiesa cattolica. L’Accademia della Crusca avrà il suo bel da fare, intanto le iniezioni di botox inglese gonfiano e modificano il volto della lingua madre di Roma. Inglesismi a parte, sembra proprio che la lingua della Regina abbia pian piano soppiantato nella comunicazione e nella società stessa, il predominio della lingua di Dante Alighieri. Persino il poeta toscano è stato recentemente sminuito – e non perché si è ridotti a rileggerlo dalle labbra di un comico – ma perché lentamente, le notizie che parlano di “islamofobia” hanno iniziato a camminare al contrario: un’organizzazione di ricercatori consulente persino dell’Onu – tal Gherush92 – ha richiesto di cancellare lo studio dell’Inferno dai programmi scolastici, o in alternativa eliminarne alcune parti. Secondo le affermazioni rilasciate all’agenzia Adnkronos da Valentina Sereni, presidente dell’organizzazione, i canti XIV, XXIII, XVIII e XXXIV sarebbero quelli da eliminare. Gherush92 accusa Dante di “antisemitismo”, per l’uso dispregiativo del termine “giudeo” e per la collocazione all’Inferno dei cospiratori che complottarono contro Gesù, di “anti-islamismo” per le pene atroci riservate a Maometto, di omofobia a causa della collocazione degli omosessuali nel girone dei sodomiti. Non che sia un problema di Islam, ne abbiamo avuto prova con i crocifissi nelle scuole, la polemica annessa ai presepi natalizi e così via. Forse ha ragione Pietrangelo Buttafuoco, quando dice che certi “laici” europei vogliono distruggere l’Islam per poi passare a eliminare la Chiesa di Cristo.

La scelta di eliminare pezzi di costume e tradizione italici, non è solo una questione di “modernità contro non modernità” ma va ben oltre. Perché è quasi possibile – decontestualizzando il dibattito dalla matrice socio-filosofica – materializzare i “nemici dell’Occidente” in riferimenti meno sacri dell’Occidente stesso. Da Soros a Tony Blair, passando per l’intellighenzia moderata di una certa sinistra apparentata alla potente lobby gay, dagli ambientalisti al movimento Femen e chi più ne ha più ne metta. La guerra intestina all’Islam va dunque ricondotta a una più generale strategia di laicizzazione forzata che in Europa – e quindi in Occidente – è arrivata ormai alla metastasi finale. Il marketing comunica con la lingua determinate ideologie – da Hitler a Reagan – volte ad “educare” e cementificare sulle ceneri del vecchio, i pilastri del “nuovo”. Il fenomeno intacca anche l’economia e la società. Basta fare una comune ricerca tra i motori di ricerca degli annunci di lavoro per accorgersi di come oggi non sia più neanche richiesta la famosa “abilità grammaticale italiana”. E a che serve? Oggi per fare il cameriere bisogna avere un livello di preparazione linguistico molto alto, in inglese però! E questo ha permesso a centinaia di immigrati di trovar lavoro in call center, alberghi, ristoranti e quant’altro. A che serve allora parlare italiano in Italia? Dante Alighieri aveva dunque ragione? Persino Babeuf, il proto-marxismo, insieme alla Rivoluzione francese fino a Comte, predicavano la cancellazione dei costumi e delle tradizioni di un popolo al fine di creare le basi del Nuovo. Nel 900’ poi, un noto linguista che preferiva il gallese all’inglese, scrisse un’opera che ancora oggi è considerata la naturale storia ante-litteram del pregresso occidentale. Con le lingue si fabbrica potere, col suo suono si incute timore prima delle armi, prima delle minacce fisiche. La metafora della Terra di Mezzo era soprattutto una storia di lingue e tradizioni che a fatica convivono su una fetta di mondo fantastico. Non a caso l’elfico – espressione della élite in senso paretiano – usato da J.R.R. Tolkien prendeva spunto dal latino, dall’italiano e dal finlandese, tutte lingue antiche sedimentate nel cuore dei popoli europei. Coincidenze? Tolkien però era inglese, il primo e l’ultimo linguista a dirci che l’italiano è molto più bello dell’inglese. Marketing a parte.

FONTE: http://www.lintellettualedissidente.it/societa/loccidente-linglese-e-il-terrorismo-linguistico-modernista/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...