Economia bene comune

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Lidia di Vece (RES) – Bernhard Oberrauch (EBC)

Etica, Solidarietà, Giustizia e Bene Comune non sono solo espressioni appartenenti allo stesso campo semantico, dalla primavera 2015, sono anche espressioni legate da un forte spirito di concretezza e collaborazione. Legate dalla volontà congiunta di un gruppo di persone provenienti da percorsi diversi ma affini, di mettere a punto uno strumento pratico che guidi le famiglie e le comunità nelle loro scelte di consumo e di vita indirizzandole verso comportamenti etici, solidali giusti e profondamente orientati al bene comune.

Quelli della misurazione, valutazione e rendicontazione degli effetti e dell’impatto prodotto sulla società e sull’ambiente, sono temi che toccano tanto il modello economico neoliberista quanto i paradigmi ad esso alternativi. Si tratta di temi centrali che pongono gli attori economici in una posizione   pro-attiva affidandogli la responsabilità dei loro comportamenti.

Porre a giudizio l’azione dei soggetti economici, per la fase storica che viviamo, non è solo una necessità ma dovrebbe essere un obbligo. Ad oggi, tuttavia, non esiste né per le aziende né per gli altri soggetti economici il vincolo legale di render conto delle conseguenze sociali del proprio operato. E’ banale ed evidente che qualsiasi comportamento, sia esso volontario o involontario, ha precise conseguenze sull’ambiente sociale e naturale e che indipendentemente dallo scopo che ci si pone è necessario valutare il portato delle proprie azioni per giudicare se gli scopi che ci si prefigge vengono raggiunti, se il costo sociale è superiore alla generazione di valore per la società ed è necessario, inoltre, per poter comunicare adeguatamente e in maniera trasparente i risultati prodotti (ad oggi solo le Imprese Sociali, soggetti giuridici disciplinati dalla 155/2006 che coniugano l’attività imprenditoriale, ovvero organizzata in forma d’impresa allo scopo sociale hanno l’obbligo di rendicontazione sociale).

I temi di misurazione, valutazione e rendicontazione degli effetti dell’attività economica sulla società toccano, dunque, la dimensione economica considerata nella sua interezza, coinvolgendo piccoli e grandi produttori, piccoli e grandi distributori nonché i consumatori più o meno responsabili delle proprie scelte, non esimendo dalla responsabilità nessun soggetto.

L’incontro avvenuto negli ultimi anni tra l’Economia del Bene Comune, la Rete dell’Economia Solidale, Bilanci di Giustizia e Banca Etica nasce da queste considerazioni teoriche ma si muove su un terreno molto più pragmatico. Il piccolo manuale per bilanci del bene comune rivolto a comunità familiari e persone singole, elaborato a partire dall’esperienza delle realtà coinvolte, vuole essere innanzitutto uno strumento che guidi famiglie, comunità e singoli nella valutazione delle proprie scelte e dei propri comportamenti economici. L’idea di un simile strumento nasce dal convincimento che i veri cambiamenti sociali vengano indotti dal basso e dunque, dalla convinzione che il contributo delle comunità e dei singoli alla società e al bene comune sia tutt’altro che irrilevante.  Allo scopo di fornire uno schema di valutazione, nonché un metodo per la misurazione della responsabilità delle proprie azioni, i quattro gruppi orientati al bene comune: RES, EBC, BdG e Banca Etica, si sono incontrati a più riprese nell’ultimo biennio per discutere e confrontarsi, ma soprattutto per produrre un kit di attrezzi che indirizzassero la valutazione.

Il kit prodotto si compone del piccolo manuale, della matrice del bene comune per comunità e singoli e di una scheda di valutazione. Gli attrezzi guidano singoli e comunità nell’autovalutazione delle conseguenze delle proprie azioni rendendoli coscienti degli effetti e innescando un processo di miglioramento continuo. La matrice, elaborata sul modello della matrice del bene comune, che il movimento internazionale ha ideato per la valutazione del comportamento aziendale, muove da cinque valori fondamentali: Dignità dell’essere umano, Solidarietà, Eco-sostenibilità, Equità sociale, Partecipazione democratica e trasparenza. Questi cinque valori vengono indagati a partire dal confronto con il mercato, i soggetti finanziatori, gli altri membri della comunità, la società civile e in senso più vasto l’intera società. L’incrocio tra i due assi della matrice genera 25 criteri ad ognuno dei quali può essere assegnato un punteggio espresso in termini numerici. La valutazione di tutti i criteri può arrivare ad ottenere un punteggio massimo di 1000 punti. L’obiettivo del punteggio massimo è però da considerarsi esclusivamente un concetto limite che orienti i comportamenti. E’ infatti pressappoco impossibile che un soggetto ottenga il punteggio massimo essendo il comportamento umano frutto di una complessità di fattori non di rado contraddittori e autoescludenti. Nella fase di sperimentazione del piccolo manuale per singoli e comunità, il punteggio non viene preso in considerazione come indicatore significativo dei risultati raggiunti.

Il punteggio da solo non dice mai niente. Anche fuori dalla fase di sperimentazione il punteggio deve essere accompagnato da testi descrittivi per soddisfare l’esigenza di orientamento proprio e di buona pratica.

Infatti, l’aspetto più interessante del bilancio del bene comune ed in misura ancora superiore di questo esperimento di collaborazione tra BdG, RES e Banca Etica non è l’assegnazione del punteggio. La scelta responsabile di valutare ciò che le nostre azioni producono sull’ambiente sociale ha infatti una conseguenza di valore più alto. Misurare, valutare e rendicontare richiede che i soggetti che, sotto la guida del kit del bene comune, scelgono di farsi auto-valutatori dei propri comportamenti, assumano un punto di vista altro, esterno e distaccato rispetto alle dinamiche quotidiane. Permette, in altri termini, di intraprendere un processo reale di cambiamento. Tale processo è tanto più significativo e tanto più sarà capace di incidere in maniera cospicua sui comportamenti e sulla società, quanto più si rivelerà un processo collaborativo, di confronto e crescita che riunisce i membri delle comunità familiari, delle comunità territoriali e della società intera, intorno al grande compito di responsabilizzare il proprio agire. Il modello dell’EBC elaborato, sia per le aziende che per le piccole comunità e i singoli, trova la sua più alta risoluzione nella generazione di uno scambio tra soggetti aziendali e sociali ed è dotato dell’enorme potere di mettere in atto meccanismi che realizzino un’economia fondata non su meccanismi competitivi ma su una sana condivisione: principio e obiettivo di un’etica orientata al bene comune.

FONTE: http://incontronazionale.economiasolidale.net/economia-bene-comune/

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