Smettiamola, non siamo risorse umane

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di Andrea Bizzocchi*

Nonostante i tempi difficili in cui viviamo, o forse proprio per questo, i margini di miglioramento nelle nostre Vite sono enormi, e soprattutto dipendono esclusivamente da noi e dalla nostra voglia di metterci in gioco. Assumersi la piena responsabilità della propria Vita è il punto di partenza fondamentale e ineludibile per raggiungere la nostra felicità.

Non siamo felici. Non importa che lo ammettiamo o meno. Le cose stanno così e lo sappiamo benissimo. E la colpa di questa infelicità diffusa non è affatto della crisi che anzi ha fatto del bene perché ha aperto molti occhi. Del resto che non siamo felici nel mondo difficile in cui ci troviamo a vivere è anche normale. Questo mondo, con le sue regole, i suoi ritmi, le sue esigenze, è così brutto che essere infelici è del tutto normale. Proprio per questo urge cambiare e siamo noi in prima persona a doverlo fare assumendocene la piena responsabilità.

L’altro giorno mi è venuto in mente che la nostra famiglia (siamo in quattro) non ha un lavoro da più di dieci anni. Per scelta. E abbiamo una Vita bellissima. Una Vita piena di cose belle, rapporti, aiuto, condivisione, semplicità, viaggi. E tutto questo perché più di dieci anni fa ci siamo rifiutati di continuare ad essere schiavi del meccanismo “produci, consuma, crepa”. Non è stato tutto rose e fiori, ci sono stati momenti difficili, paure e limiti da affrontare, litigi e lacrime; la Vita del resto non è una passeggiata su un prato fiorito ma proprio per questo bisogna fare lo sforzo di viverla il più possibile a modo nostro.

Per noi tutto è cambiato quando abbiamo deciso di lasciare il “lavoro”. Mi rendo conto che di questi tempi parlare di abbandonare il lavoro appare come una provocazione, ma non lo è affatto. È anzi una cosa molto seria. Quando parlo di abbandonare il lavoro intendo essenzialmente abbandonare il “lavoro salariato” e più in generale la dipendenza dal sistema. Lasciare volontariamente il lavoro per inventarsi un’altra vita, mi pare anzi la cosa più sensata che potremmo fare nel mondo che viviamo, e questo a maggior ragione proprio perché viviamo questi tempi di cosiddetta “crisi”, tempi in cui il lavoro (quello classico), non c’è più o comunque sempre meno.

Anzitutto una premessa doverosa per inquadrare la questione: il lavoro salariato, crisi o non crisi, è una forma di schiavitù impacchettata con i fiocchi come fosse un regalo di Natale, ma pacchetto o non pacchetto, fiocchi o non fiocchi, rimane una schiavitù che ci costringe a fare “cose” (cioè lavori) perlopiù insane sia da un punto di vista fisico che psicologico che esistenziale, e questo per tutta la Vita, e questo al solo fine di guadagnare quei quattro soldi che ci permettono di andare in un centro commerciale per avvelenare corpo e mente. Ma anche questo è oramai superato perché oramai anche il lavoro non c’è più. Ma questa non è una tragedia, ma piuttosto una straordinaria opportunità per vedere le cose da un’altra prospettiva ed iniziare così a cambiare la propria Vita.

Ad esempio non è affatto vero che non c’è più “lavoro”, ma semplicemente che stanno volontariamente eliminando posti di lavoro che è tutt’altra cosa. Il “lavoro”
non è un “posto di lavoro”, ma piuttosto fare cose che servono per vivere. E basta guardarsi attorno per vedere che ci sono un sacco di cose che possiamo fare per vivere. Ad esempio ricominciare ad essere più autosufficienti e ricreare relazioni e rapporti umani, che sono le due cose davvero fondamentali per la nostra esistenza. Nessuno ci pensa mai e nessun media lo dice, ma il meccanismo economico in tutti questi anni non ha fatto altro che toglierci progressivamente la possibilità di provvedere a noi stessi, sia da un punto di vista pratico che, non meno importante, da un punto di vista relazionale/spirituale. In soldoni, questo sistema ci ha tolto ciò che ci è essenziale per vivere sostituendolo con uno stipendio con cui comprare quel qualcosa che ci è essenziale per vivere, salvo poi, e siamo all’oggi, toglierci lavoro e stipendio; per questo oggi ci troviamo in braghe di tela. È questa l’essenza di quell’economia che adoriamo e che invochiamo a gran voce quando vogliamo la “ripresa economica”, dimostrando così di non aver capito nulla né della crisi né tantomeno della Vita.

In ogni caso non è questo il punto focale della questione. Poiché il lavoro salariato e quindi la disoccupazione sono un’invenzione moderna (prima c’erano i mestieri che sono tutt’altra cosa. Il lavorare si confondeva con il vivere e soprattutto la disoccupazione non esisteva), il fulcro dell’intera questione non è come trovare lavoro ma come vivere (e meglio) senza. Cosa serve per fare questo, ovvero per apportare miglioramenti concreti alla nostra Vita? Proverò a riassumere brevemente per punti:

1) prendersi la totale responsabilità della propria Vita e smetterla di accusare chiunque altro (oligarchie finanziarie, multinazionali, politici, ecc.) delle nostre disgrazie. Smetterla di lamentarsi.

2) rendersi conto che questo sistema si basa sullo sfruttamento e sulla devastazione umana, animale, ambientale, e che dunque non è sostenibile da nessun punto di vista. Bisogna superarlo.

3) non credere più nella politica come strumento di risoluzione dei problemi della gente se non (forse) a livello locale. La politica è distrazione.

4) imparare a “fare a meno”, digiunare dal consumo (sotto qualunque forma), vivere con meno. Per vivere meglio non abbiamo bisogno di più ma di meno. Molto meno.

5) riduzione del lavoro e degli orari di lavoro, lavoro suddiviso tra tutti. Scambi non monetari, monete locali, piccole comunità tendenzialmente autarchiche che difendano il territorio che vivono.
Il problema della mancanza di lavoro di per sé non esiste. Ve lo fanno credere. Ciò che manca è il lavoro salariato e questo per il semplice motivo che poiché noi siamo forza lavoro utile esclusivamente al capitale per aumentare, cioè per creare utili, nel momento in cui un qualunque cinese o un qualunque avanzamento tecnologico sono più utili al capitale per aumentare, i lavoratori vengono buttati a mare. Effettivamente c’è una logica in tutto questo e anche molto stringente. Noi per un’azienda non siamo esseri umani con la nostra vita, famiglia, relazioni, ecc. ma semplicemente un costo da abbattere per creare utili. Il sistema funziona così, che ci piaccia o meno. Siamo una risorsa, tanto è vero che ci definiscono risorse umane (aggiungo anche che con la stessa logica noi definiamo risorse gli animali e più in generale la Natura, che non sono affatto “risorse” bensì altri viventi che vivono la loro Vita così come noi viviamo la nostra). La logica del sistema è questa e non possiamo non farcela piacere solo quando tocca a noi.

Insomma, invece di reclamare un lavoro per continuare ad andare al centro commerciale e a “fare l’aperitivo”, che la gente inizia a svegliarsi ed inizi semmai a reclamare un pezzo di terra per autoprodursi un po’ di cibo; che capisca che per vivere meglio non abbiamo bisogno di più ma di meno. Capirlo è fondamentale e fa la differenza.

Quindi non è affatto vero che per vivere bene è necessario dipendere dal lavoro e quindi dal mercato. È vero piuttosto il contrario. Noi non viviamo grazie all’economia come ingenuamente crediamo ma nonostante l’economia. Sembra una cosa di poco conto ma non lo è. Chi lo ha capito davvero, come chi scrive, dall’economia se ne sta lontano il più possibile e si dedica semmai ai cinque punti di cui sopra.

Un ultimo punto secondo me fondamentale. Bisogna smetterla di cercare soluzioni “mondiali” e perlopiù teoriche ai problemi con cui ci stiamo confrontando. Bisogna piuttosto agire per piccoli passi ma in maniera decisa e partendo da se stessi, senza delegare ad alcuno la possibilità del proprio cambiamento e di una Vita migliore, di una Vita libera e non da schiavi. Una Vita dove i rapporti, le relazioni, la condivisione, il mutuo aiuto, l’ambiente, i sorrisi, il tempo, contano molto ma molto di più di qualunque lavoro salariato che, ammesso che ci sia, ci serve non a vivere ma a sopravvivere. Quel mondo lì, quello dei rapporti, delle relazioni, della condivisione, del mutuo aiuto, dell’ambiente, dei sorrisi, del tempo, non è tutto rose e fiori e sarebbe sciocco il solo pensarlo. Ma è un mondo vero, autentico, un mondo in cui dipendiamo più da noi stessi e da chi ci sta vicino piuttosto che da denaro manovrato da oligarchie finanziarie che non sappiamo neppure chi sono e dove sono. Ma bisogna mettersi in gioco in prima persona. Troppo comodo voler cambiare seduti sul divano e senza rimettere in discussione nulla della nostra Vita.
Dunque, cosa serve per abbandonare il lavoro e vivere meglio? Poco sopra ho indicato cinque punti per cambiare la propria Vita in meglio ma in realtà sarebbe meglio indicare il punto 1 per cinque volte, perché senza quello non si va da nessuna parte. Dunque:

1) smetterla di accusare chiunque delle proprie disgrazie, smetterla di lamentarsi, assumersi in toto e in prima persona la responsabilità di cambiare la propria Vita.

2) smetterla di accusare chiunque delle proprie disgrazie, smetterla di lamentarsi, assumersi in toto e in prima persona la responsabilità di cambiare la propria Vita.

3) Smetterla di accusare chiunque delle proprie disgrazie, smetterla di lamentarsi, assumersi in toto e in prima persona la responsabilità di cambiare la propria Vita.

4) Smetterla di accusare chiunque delle proprie disgrazie, smetterla di lamentarsi, assumersi in toto e in prima persona la responsabilità di cambiare la propria Vita.

5) Smetterla di accusare chiunque delle proprie disgrazie, smetterla di lamentarsi, assumersi in toto e in prima persona la responsabilità di cambiare la propria Vita.

Cambiare la propria Vita in meglio è possibile per chiunque. A cominciare da adesso. Basta assumersene la piena responsabilità. Perché quando noi diamo la colpa della nostra infelicità a qualcun altro, in quel preciso istante gli stiamo cedendo il potere di renderci infelici. Quel potere è bene tenercelo per noi. Per questo siamo totalmente responsabili della nostra felicità.

Buona Vita
FONTE: http://comune-info.net/2015/01/smettiamola-lavoro/

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