FARE RETE: DALLA COMPETIZIONE ALLA COLLABORAZIONE

La terminologia “fare rete” è diventata frequente e, spesso, abusata. Che cosa significhi davvero “fare rete” ai più è sconosciuto e molti si improvvisano in atteggiamenti che di collaborativo hanno ben poco. Quasi nessuno sa che il “fare rete” ha regole e modalità precise senza le quali l’efficacia dell’azione si annulla; regole che affondano le proprie radici nella biologia e nell’analisi sistemica.

Se parliamo di gruppi, di fare rete e creare progetti condivisi, l’analisi sistemica può essere una buona guida per i passi da compiere verso una maggiore efficacia. Questo è vero in qualunque contesto, da quello aziendale, ricreativo e anche nel mondo digitale.

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La parola “sistema” significa proprio METTERE INSIEME e, come nel caso dei gruppi umani, di metterSI insieme. Tutta la nostra esistenza è un “mettersi insieme” o mettere insieme qualcosa per generare qualcosa d’altro.

E’ vero che siamo “homo omini lupus”?

Davvero Hobbes aveva ragione? Che nasciamo intrinsecamente e biologicamente competitivi?

Ci insegnano questo fin da quando veniamo al mondo: che la vita è dura e dobbiamo competere per farcela, per ricavarci il nostro piccolo angolo in un ambiente e in una società individualista che premia il primo classificato schiacciando tutti gli altri. Ci spiegano che per natura ci piace fare la guerra, calpestare il prossimo, pensare alla nostra sola e unica utilità. Ce lo insegnano e molto presto iniziamo a crederci, comportandoci poi di conseguenza.

Tutta la nostra vita sociale è organizzata secondo questi assunti. L’economia, che condiziona anche tutte le decisioni politiche, si basa sull’assunto che siamo “Homo Oeconomicus” che altri non è che “l’uomo che pensa esclusivamente al proprio interesse privato e personale”. Viviamo in un mondo che si basa su questo tipo di suggestione e decide in funzione di questo..

Fortunatamente qualcuno si è posto l’interrogativo ed ha messo in dubbio questo assunto fondante: molti scienziati hanno iniziato a ricercare la risposta a questa fondamentale domanda:

Siamo davvero per natura competitivi?

Pare proprio di no.

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Pare che siamo biologicamente, naturalmente e spontaneamente collaborativi e cooperativi. Siamo socialmente progettati per creare gruppi e generare novità per merito della collaborazione collettiva. Pare anche ci venga bene.

In fondo noi stessi siamo, come struttura corporea, un sistema di sistemi: abbiamo tessuti e organi, gruppi di cellule che collaborano costruttivamente nel nostro organismo. La biosfera è un sistema complesso formato da sistemi sottostanti. Conosciamo i sistemi viventi e non viventi: i sistemi vegetali, animali, minerali. Ci organizziamo in sistemi sociali e creiamo aziende che sono sistemi organizzativi. Anche i software e gli hardware sono sistemi. Il mondo digitale è a sua volta un sistema, anche di relazioni ( il network ).

Perché siamo sistemi e creiamo sistemi?

Intanto sottolineamo il fatto che se fossimo davvero individualisti e competitivi non avremmo creato una società basata sulla stratificazione dei sistemi: non avremmo potuto generare nulla di collaborativo, come c’è in natura, se questo non fosse nel nostro dna. E siccome sappiamo pensare in forma di sistema è bene che impariamo a gestire bene quello che ci viene naturale fare, altrimenti avremo uno strumento collettivo che cercheremo di usare in modo individuale, non ottenendo alcun risultato.

Creiamo sistemi semplicemente perchè sappiamo intuitivamente che “l’intero è più della somma delle parti”. Esattamente come quando facciamo una torta, oppure quando studiamo o applichiamo il fenomeno delle economie di scala nelle aziende di produzione.

sappiamo intuitivamente che “l’intero è più della somma delle parti”

Quando facciamo gruppo siamo in grado di generare possibilità che ci erano precluse se fossimo stati individui singoli: possiamo generare risultati e progetti nuovi ed EMERGENTI che prima non esistevano neppure. Questo è non solo auspicabile, non solo vincente ma assolutamente naturale e normale che accada. Uno dei motivi per cui nascono nuove relazioni, e quindi nuovi gruppi, è per generare qualcosa di totalmente NUOVO.

Questo accade continuamente e vediamo nascere costantemente nuovi gruppi, nuovi progetti, nuove aziende.

Parlo di relazioni perchè da qualunque parte noi osserviamo questo fenomeno troviamo sempre, alla base, le RELAZIONI.

Nel nostro caso, in cui vogliamo esplorare la possibilità concreta di passare dal competere a fare rete, sono relazioni umane.

Noi avviamo nuove relazioni per creare interazioni favorevoli a generare qualcosa di nuovo: sia esso un bambino o una start up!

Non sto parlando delle relazioni fluide, come quelle che possiamo intrattenere al bar o sui social network, che puoi attivare a piacimento, con bassa interazione e coinvolgimento. Le relazioni che sono alla base di nuovi sistemi sono quelle sostanziali, in cui gli attori generano dei legami forti mettendo in comune una parte importante di sé.

Quando le relazioni diventano stabili e sostanziali possiamo ipotizzare che sia nato un nuovo sistema, che per noi sarà un gruppo, un incubatore di start up, una nuova azienda che si muove con obiettivi precisi, un gruppo sociale che si riconosce in uno scopo comune.

Se la natura favorisce la nascita di nuove relazioni, a favore del nuovo, come mai alcuni gruppi non durano? Come mai alcuni progetti falliscono? Come mai il nuovo in taluni casi non si ravvisa?

I motivi sono spesso di natura biologica, più che tecnica o sociale, e attengono alle proprietà dei sistemi: se queste proprietà non ci sono non si crea un sistema e se non c’è sistema la novità non nasce. Un momento di collettività può esserci ma sarà per nulla innovativo.

Quali sono queste caratteristiche che da sole fanno gran parte del successo di un gruppo?

  • L’emergenza. L’esigenza profonda di voler creare qualcosa di nuovo. Stare insieme senza tensione creativa, oltre ad essere improduttivo di per sé, significa che non si sta facendo sistema in senso naturale
  • Generazione di reti di relazioni. Se gli individui non sono connessi ( umanamente, non solo tramite strumenti di comunicazione ), non nascono comunità, non sentono il senso di appartenenza, non stanno costruendo una rete. I sistemi si strutturano in forma di reti ( relazionali ): se non ci sono reti, non ci sono sistemi.
  • Tendenza ad accadere. In un sistema, per principio naturale, sboccia il potere creativo. Nascono progetti e novità. Se sei un sistema, sei una rete, hai relazioni importanti e crei qualcosa di nuovo. E’ tutto assolutamente naturale che accada, anzi la biologia non solo lo sostiene e favorisce ma vuole che questo accada: siamo progettati per fare questo , non per competere, ma per generare reti sistemiche.
  • L’equilibrio dinamico. All’interno di una rete non c’è riposo e le novità si susseguono costantemente. Bios non è progettata per lo status quo ed è per questo che quando ci mettiamo in rete la nostra capacità di generare nuovi progetti è potenziata. Se vi è equilibrio statico non è un sistema, non è una rete, non può generare nulla di nuovo ed efficace. Tutto è in movimento
  • Processi non-lineari. All’interno di reti efficaci, il processo creativo, di relazioni, di connessioni è complesso e non lineare, non segue percorsi conosciuti
  • L’ordine, dinamico, emerge spontaneamente: significa che nulla che sia forzato avrà vita lunga all’interno di una rete ma che quando emerge un nuovo ordine, una novità, questa avrà una forza attrattiva importante anche per altri neo-sistemi neo-gruppi

.

Come possiamo generare reti efficaci, collaborative, attorno ad un progetto che possa giungere a termine e generare una nuova forma di utilità?

Per gli esseri umani “il significato è essenziale” e “niente ha significato in sè”.

Per noi esseri umani è fondamentale avere uno SCOPO e scegliere quello che più risponde al nostro richiamo interiore. Lo scopo non riguarda i nostri “perchè” personali: ciascuno ha il suo motivo interiore per partecipare ai vari gruppi a cui ha deciso di aderire. Non è neppure lo scopo istituzionale, formale: lo scopo associativo per le organizzazioni di volontariato o lo scopo sociale per le imprese. Si tratta di una motivazione, un “perchè”, collettivo e di solito inconscio, che muove all’unisono i vari componenti del gruppo con una forza attrattiva forte.

Le cose, tuttavia, sono anche più complicate.

Esiste un elemento ulteriore che rende le cose più difficili.

Gli esseri umani “resistono ai cambiamenti che vengono loro imposti” e rifuggono, nella sostanza, se non anche nella presenza, da quelle reti in cui vi è un agire di tipo impositivo.

Questo spiega moltissime cose. Dal bambino che non ascolta le regole di mamma e papà; dalle scene classiche dei film in cui una volta imposto di non premere il famoso pulsante rosso è chiaro che a breve il pulsante rosso verrà premuto; dal giardino dell’Eden dove si è svolta la scena di disobbedienza per antonomasia, la merenda pomeridiana con la mela; dal fallimento della burocrazia e di tutte le realtà gerarchiche, dalla pubblica amministrazione alle aziende troppo strutturate alle nazioni stato o sovranazionali.

Questo può essere un problema perchè ora sappiamo che nei nostri gruppi non saremo efficaci se tenderemo a dare regole, istruzioni, indicazioni anche se sappiamo che un minimo di strutturazione ci è necessaria. La vera sfida è proprio trovare un equilibrio in questo.

Quando vogliamo creare un progetto, generare una rete di relazioni e collaborazioni, è fondamentale che gli appartenenti al gruppo si riconoscano attorno ad uno scopo comune, che dia loro significato e che sia spontaneamente scelto. Quando si verificano queste caratteristiche gli esseri umani si strutturano in reti, collaborative, e generano spontaneamente sistemi sociali che hanno la natura di creare qualcosa di nuovo, che prima non c’era. E’ nel nostro dna.

Noi non siamo competitivi come ci insegnano, ma siamo cooperativi per natura. Questo dimostra anche il profondo disagio interiore che viviamo quando cercano di convincerci che siamo esseri essenzialmente crudeli ed egoisti.

Portare il nuovo, la novità, non è mai stato difficile perchè siamo biologicamente progettati per farlo, collettivamente e con grande sostegno dell’ambiente che ci circonda. Sta a noi avere il coraggio di abbandonare quel vecchio paradigma “homo homini lupus” e realizzare la nostra vera natura.

Cerchiamo luoghi, persone, relazioni, gruppi ove questo sia possibile.

FONTE: http://www.cappuccettobianco.org/2017/03/02/fare-rete-dalla-competizione-alla-collaborazione/

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