Il tempo del lavoro vivo

di Paolo Cacciari
Abbiamo bisogno di ripensare in profondità l’idea di lavoro, individuare percorsi capaci di far emergere il lavoro vivo, concreto, umano. Il lavoro resta metà merce e metà vita ma nei rapporti di produzione capitalistici, cioè salariali, prevale soltanto il primo. Per questo servono una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, una redistribuzione solidale dei guadagni e un reddito di cittadinanza, vale a dire universale, generalizzato e incondizionato. Ma serve anche dare spazio ai tentativi di ripensare il lavoro messi in atto dalle esperienze di “economia solidale”: parliamo di contadini che praticano agricoltura bio e permacultura, di vignaioli e birrai artigianali, di operatori del commercio equo e del riuso e riciclo. E ancora: di persone impegnate in laboratori di rigenerazione dei computer e di promozione del software libero, nella bioedilizia, nella produzione di energia da fonti rinnovabili, nei lavori di cura alle persone secondo modelli di welfare di prossimità

Penso che dal mondo dell’”economia solidale” – per quanto periferico e fragile rispetto al nocciolo duro dell’economia di mercato – possano venire delle indicazioni generali per ripensare in profondità l’idea del lavoro.

“Imprese Cenerentola”, le ha definite Tim Jackson nel suo Prosperità senza crescita. Aziende borderline, sempre sul punto di fallire o di essere assorbite dall’economia convenzionale, dei soldi e del debito, oggi dominante. Ma gli attori, i protagonisti, i lavoratori che appartengono a questa sfera economica (non sempre di facile catalogazione) esprimono esigenze e domande che vanno prese sul serio e che possono essere utili per tutti: studiosi, operatori, sindacati, decisori politici. Domande sul senso dello sforzo lavorativo, sulle ragioni della cooperazione produttiva e sul concetto stesso di economia. Sono convinto che rispondere all’aspettativa di svolgere un “buon lavoro” che viene da chi opera nell’economia solidale potrebbe risultare utile per trovare una via di uscita alla perdita di valore che sta subendo il “lavoro vivo”, concreto, umano nella nostra società. Una perdita di considerazione sociale, prima ancora che di peso economico. Uno slittamento sul piano dei valori, prima ancora che della rappresentanza sindacale e politica.

FONTE: http://comune-info.net/2017/04/tempo-del-lavoro-vivo/

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